TRIPLA CORPORA
di Salvo Ferlito
Quella della corporeità è una dimensione ineludibile
per ogni artista animato da un profondo ed inesausto impulso alla
ricerca.
Scandagliare le molteplici potenzialità iconiche del corpo
umano, sviscerarne l’articolato ruolo di multiforme vettore
dell’io nel mondo, descriverne in dettaglio le prioritarie capacità
di medium relazionale con la realtà (fisica e sociale) circostante,
non sono che alcuni degli aspetti di quella ostinata ricerca sul soma
che – generazione dopo generazione, senza cesure – si
è andata dipanando lungo i percorsi delle arti visive fino
ai giorni nostri. Il susseguirsi dei linguaggi e degli stili e la
dialettica (anche aspra ed esasperata) che ha contraddistinto il confronto
fra idee, teorie, programmi e movimenti, non hanno infatti mai distolto
gli artisti d’ogni tempo (compresi quelli delle ultime generazioni)
dal dedicarsi alla figura umana (seppure a vario titolo, con fini
disparati e con differenti modalità).
Si spiega proprio in questi termini lo spiccato e rinnovato interesse
per la corporeità emerso ultimamente nella produzione di Antonella
Affronti, Antonino Perricone e Totò Vitrano, i quali, non a
caso (anche in considerazione del vistoso ritorno alla figurazione
che permea la contemporaneità), hanno indirizzato le loro sperimentazioni
verso la traduzione di ben selezionati spunti fotografici (riguardanti
degli armoniosi corpi nudi) in altrettante immagini improntate a stili
e linguaggi assolutamente personali.
Muovendo, come accennato, dagli scatti di svariati fotografi di fama
internazionale, i nostri tre artisti hanno per tanto proceduto nella
direzione della rielaborazione di tali fotogrammi, operando nei termini
dettati dalle loro specifiche sensibilità e dalle caratteristiche
dei loro prediletti lessici. Ne è conseguita una triplice scansione
d’ogni soggetto, del quale ciascuno ha fornito una “variante”
perfettamente in linea con gli orientamenti del proprio immaginario.
Una sorta di gioco di specchi, in cui il corpo (o il lacerto di corporeità)
preso di volta in volta in esame viene così a riflettersi,
con modalità di metamorfosi assolutamente visionarie, in ognuna
delle tre declinazioni poste in essere dai nostri fantasiosi artefici.
Dalle tipiche circonvoluzioni iridescenti di Nino Perricone alle fluide
linee di colore di Antonella Affronti, fino alla plasticità
dei metalli manipolati da Totò Vitrano, si assiste in tal modo
a tutto un susseguirsi di interpretazioni dei singoli temi, le quali,
confrontandosi fra loro, tuttavia ben si ricompongono in un unicum
di compiuta e integrata armonia ottico-visuale e di più interiori
contenuti.
Nasce, dunque, da tutto ciò l’idea d’una grande
mostra che consenta la contestuale esposizione delle triple scansioni
d’ognuno dei prorompenti corpi eletti a fonte di esclusiva ispirazione.
Una mostra che, articolando le avvolgenti dissertazioni pittoriche
di Perricone e di Affronti (dal tipico rigore formale oscillante fra
geometrica astrazione e permanenze nella figuratività) con
la più solida riflessione scultorea di Vitrano, offrirebbe
ai visitatori una caleidoscopica sinossi delle opere all’uopo
realizzate e che, in definitiva, costituirebbe una valida occasione
per un diretto raffronto fra tre diverse modalità di approccio
artistico ad uno stessa tematica ispiratrice di (ancor oggi) assai
stringente attualità