GRUPPOERRE
 
Metamorfosi Dell' Immagine


 

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Le sculture di Totò Vitrano sono state realizzate presso la "Metalmeccanica Meridionale s.p.a. " di Palermo.

Le foto di tutte le opere sono di Luca Rasa

 

TRIPLA CORPORA
di Salvo Ferlito
Quella della corporeità è una dimensione ineludibile per ogni artista animato da un profondo ed inesausto impulso alla ricerca.
Scandagliare le molteplici potenzialità iconiche del corpo umano, sviscerarne l’articolato ruolo di multiforme vettore dell’io nel mondo, descriverne in dettaglio le prioritarie capacità di medium relazionale con la realtà (fisica e sociale) circostante, non sono che alcuni degli aspetti di quella ostinata ricerca sul soma che – generazione dopo generazione, senza cesure – si è andata dipanando lungo i percorsi delle arti visive fino ai giorni nostri. Il susseguirsi dei linguaggi e degli stili e la dialettica (anche aspra ed esasperata) che ha contraddistinto il confronto fra idee, teorie, programmi e movimenti, non hanno infatti mai distolto gli artisti d’ogni tempo (compresi quelli delle ultime generazioni) dal dedicarsi alla figura umana (seppure a vario titolo, con fini disparati e con differenti modalità).
Si spiega proprio in questi termini lo spiccato e rinnovato interesse per la corporeità emerso ultimamente nella produzione di Antonella Affronti, Antonino Perricone e Totò Vitrano, i quali, non a caso (anche in considerazione del vistoso ritorno alla figurazione che permea la contemporaneità), hanno indirizzato le loro sperimentazioni verso la traduzione di ben selezionati spunti fotografici (riguardanti degli armoniosi corpi nudi) in altrettante immagini improntate a stili e linguaggi assolutamente personali.
Muovendo, come accennato, dagli scatti di svariati fotografi di fama internazionale, i nostri tre artisti hanno per tanto proceduto nella direzione della rielaborazione di tali fotogrammi, operando nei termini dettati dalle loro specifiche sensibilità e dalle caratteristiche dei loro prediletti lessici. Ne è conseguita una triplice scansione d’ogni soggetto, del quale ciascuno ha fornito una “variante” perfettamente in linea con gli orientamenti del proprio immaginario. Una sorta di gioco di specchi, in cui il corpo (o il lacerto di corporeità) preso di volta in volta in esame viene così a riflettersi, con modalità di metamorfosi assolutamente visionarie, in ognuna delle tre declinazioni poste in essere dai nostri fantasiosi artefici. Dalle tipiche circonvoluzioni iridescenti di Nino Perricone alle fluide linee di colore di Antonella Affronti, fino alla plasticità dei metalli manipolati da Totò Vitrano, si assiste in tal modo a tutto un susseguirsi di interpretazioni dei singoli temi, le quali, confrontandosi fra loro, tuttavia ben si ricompongono in un unicum di compiuta e integrata armonia ottico-visuale e di più interiori contenuti.
Nasce, dunque, da tutto ciò l’idea d’una grande mostra che consenta la contestuale esposizione delle triple scansioni d’ognuno dei prorompenti corpi eletti a fonte di esclusiva ispirazione. Una mostra che, articolando le avvolgenti dissertazioni pittoriche di Perricone e di Affronti (dal tipico rigore formale oscillante fra geometrica astrazione e permanenze nella figuratività) con la più solida riflessione scultorea di Vitrano, offrirebbe ai visitatori una caleidoscopica sinossi delle opere all’uopo realizzate e che, in definitiva, costituirebbe una valida occasione per un diretto raffronto fra tre diverse modalità di approccio artistico ad uno stessa tematica ispiratrice di (ancor oggi) assai stringente attualità

 
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