GRUPPOERRE
 
Testi Critici

 
 
TESTI CRITICI

 

Insieme per confrontarsi
di Francesco Marcello Scorsone

Gruppo: insieme di persone unite fra loro da idee e scopi comuni.
Antonella Affronti, Antonino G. Perricone e Totò Vitrano, hanno dato vita, con non comune entusiasmo (vale la pena ricordare che a parte Antonella gli altri due non sono più giovanissimi), ad un gruppo che si è autodefinito gruppoerre.
Il contagio della più giovane dei tre, Antonella, che mette in ogni cosa che fa un tale entusiasmo che ci vuole tutta la faccia tosta di chi scrive per cercare di abbassare il travolgente modo che ha per manifestarti la sua gioia nel farti vedere le sue “creature”, riuscendo poi a trovare sempre un motivo per farti interessare ai suoi lavori, è stato fondamentale.
Certo, l’esperienza dei gruppi non è nuova anzi direi che è ormai fuori dal contesto in cui stiamo vivendo. La nostra società diventa sempre più individualista. Sono lontani i tempi dei gruppi artistici tedeschi “Zen 49” e “Junger Western”. O della ricostruita Lega degli Artisti Tedeschi del 1950, o meglio ancora del gruppo “CoBrA”, costituitosi a Parigi nel 1948. Altrettanto lontani sono i tempi dei movimenti italiani di “Corrente” (1938), di “Forma 1” e “M.A.C.” (1947), del Movimento Spaziale del 1951, del Gruppo degli Otto del 1952, del Gruppo ’58 del 1958, dei Gruppi “T “ed “N” del 1959/1960, del Gruppo M.I.D. del 1963/65, del Gruppo ’70, della Transavanguardia del 1979 etc. Sicché sembra anacronistico che a Palermo, che negli anni del dopoguerra ha visto anch’essa la formazione di gruppi per lo più letterari (Gruppo “63” del 1963, “Antigruppo” del 1968), possa oggi formarsi un gruppo spontaneo come appunto il “gruppoerre”. Eppure è ciò che è successo. Il cammino comune li ha, infatti, portati ad elaborare un progetto parallelo, tale da sentire la necessità, arrivati ad un certo punto del loro lavoro insieme, di autodefinirsi gruppo. Tutti e tre (Affronti, Perricone e Vitrano), difatti, hanno affrontato 21 fotografie elaborandole secondo il proprio linguaggio; sicché due pittori e uno scultore hanno trovato nel supporto bidimensionale e tridimensionale un modo nuovo di interpretare lo stesso soggetto visto in funzione di parametri ed esperienze diverse. Ne è venuto fuori un lavoro abbastanza qualificato sotto il profilo del risultato estetico. Tutti e tre gli artisti hanno realizzato ognuno per proprio conto un ottimo lavoro che sta in piedi da solo senza l’intervento degli altri due. Infatti Perricone, abbandonando definitivamente le sue volute che lo hanno caratterizzato per oltre venti anni, ora è più libero. La sua mano non indugia più, in maniera esasperante, su una curva della sua ingarbugliata e accattivante massa di trucioli di tornio; egli si fa, invece, interprete di una pittura di movimento giocata in particolare sull’aspetto cromatico alla maniera di Mark Rothko e Hans Richter. Perricone ha la consapevolezza che il suo intervento sulla figura primordiale sarà di grande effetto scenografico (ne parla argomentando la sua scelta estetica ed evitando di ammettere un qualche riferimento ad altri artisti anche tra i più grandi). Perricone in quanto artista sostiene di essere unico e irripetibile.
Antonella Affronti, accattivante, femminile, ma con il piglio proprio di chi è alla ricerca del consenso, ha affrontato il tema che lega i tre artisti alla figura, con una determinazione tipica di chi ha fatto una scelta consapevole del risultato finale. I suoi lavori sono stati realizzati scegliendo come modello la fotografia, ma intervenendo su di essa per adattarla a quella scelta estetica che ha caratterizzato la sua pittura. I suoi quadri infatti risentono di tutta l’influenza del clima dell’Art Nouveau; gli avvolgimenti, le sinuosità, le serpentine, tipiche di Hermann Obrist o di Joseph M. Olbrich, veri e propri massimi esponenti di quel tempo, sono state intrappolate dall’Affronti e fatte proprie modellandole a proprio piacimento, li ha resi corpi sinuosi e accattivanti eroticamente. Antonella ci permette, osservando i suoi dipinti, di intraprendere un viaggio erotico all’interno del corpo maschile o femminile che sia, alla ricerca della scoperta della forma.
Ma mentre per i due pittori l’approccio con il modello è stato relativamente facile, per Totò Vitrano, “vittima predestinata” del duetto Perricone-Affronti, non è stato altrettanto semplice. Totò è stato invitato e trascinato nel gruppo, in quanto scultore e amico che già da tempo condivideva le scelte estetiche dei due pittori. Vitrano, artista particolarmente schivo, presente sulla scena palermitana fin dai tempi della biennale di Palermo dell’inizio degli anni Sessanta, ha sempre lavorato e modellato lamiere realizzando vere e proprie sagome alla maniera di Ceroli. Discepolo per certi versi di Fausto Melotti e Giuseppe Uncini, artisti tanto cari a Francesco Carbone, suo maestro, questo artista palermitano, che ama definirsi “operaio del ferro”, accogliendo l’invito dei primi due ha elaborato i ventuno soggetti (oggetto del lavoro del gruppo) scoprendo nella tridimensionalità un effetto di straordinaria incisività ottica. Me ne parla, al contrario degli altri due, con passione, con quella carica che è tipica di chi ha fatto una grande cosa. Qualcosa per la quale meriterebbe essere ricordato. Egli utilizza le lamiere nere tanto care per la sua scelta iniziale e che lo hanno sempre accompagnato contraddistinguendolo in tutta la sua attività artistica. Ha operato sulle stesse intervenendo e “modellandole” come farebbe uno scultore con un modello di bronzo.
Tutto ciò detto, sembra quasi naturale il rimando ad un’altra più famosa triade di artisti quella cioè costituita da Kazimir Malevic, Pavel Filonov e Michail Vasil’evic Matijušin che sebbene diversissimi tra di loro, anche e sopratutto nei rispettivi risultati artistici, facendo gruppo, portarono avanti una loro personalissima teoria: filosofica, quella di Malevic; rappresentativa degli aspetti nevrotici della società contemporanea di quel tempo, quella di Filonov; inerente la percezione della natura, quella di Matijušin.
Il gruppo non ha fatto dichiarazioni di intenti, non ha sottoscritto un manifesto, ma ribadisce con forza la necessità di stare insieme, di confrontarsi, di lavorare se è il caso fianco a fianco, di scambiarsi informazioni e opinioni sul mondo dell’arte e sulle diverse tendenze fatta salva la scelta estetica che ognuno di loro ha fatto e che è patrimonio individuale di ciascuno di essi. Per avvalorare le loro teorie e i loro intenti hanno aperto un sito internet www.gruppoerre.net
Palermo, 08/03/2007

TRIPLA CORPORA
di Salvo Ferlito
Quella della corporeità è una dimensione ineludibile per ogni artista animato da un profondo ed inesausto impulso alla ricerca.
Scandagliare le molteplici potenzialità iconiche del corpo umano, sviscerarne l’articolato ruolo di multiforme vettore dell’io nel mondo, descriverne in dettaglio le prioritarie capacità di medium relazionale con la realtà (fisica e sociale) circostante, non sono che alcuni degli aspetti di quella ostinata ricerca sul soma che – generazione dopo generazione, senza cesure – si è andata dipanando lungo i percorsi delle arti visive fino ai giorni nostri. Il susseguirsi dei linguaggi e degli stili e la dialettica (anche aspra ed esasperata) che ha contraddistinto il confronto fra idee, teorie, programmi e movimenti, non hanno infatti mai distolto gli artisti d’ogni tempo (compresi quelli delle ultime generazioni) dal dedicarsi alla figura umana (seppure a vario titolo, con fini disparati e con differenti modalità).
Si spiega proprio in questi termini lo spiccato e rinnovato interesse per la corporeità emerso ultimamente nella produzione di Antonella Affronti, Antonino Perricone e Totò Vitrano, i quali, non a caso (anche in considerazione del vistoso ritorno alla figurazione che permea la contemporaneità), hanno indirizzato le loro sperimentazioni verso la traduzione di ben selezionati spunti fotografici (riguardanti degli armoniosi corpi nudi) in altrettante immagini improntate a stili e linguaggi assolutamente personali.
Muovendo, come accennato, dagli scatti di svariati fotografi di fama internazionale, i nostri tre artisti hanno per tanto proceduto nella direzione della rielaborazione di tali fotogrammi, operando nei termini dettati dalle loro specifiche sensibilità e dalle caratteristiche dei loro prediletti lessici. Ne è conseguita una triplice scansione d’ogni soggetto, del quale ciascuno ha fornito una “variante” perfettamente in linea con gli orientamenti del proprio immaginario. Una sorta di gioco di specchi, in cui il corpo (o il lacerto di corporeità) preso di volta in volta in esame viene così a riflettersi, con modalità di metamorfosi assolutamente visionarie, in ognuna delle tre declinazioni poste in essere dai nostri fantasiosi artefici. Dalle tipiche circonvoluzioni iridescenti di Nino Perricone alle fluide linee di colore di Antonella Affronti, fino alla plasticità dei metalli manipolati da Totò Vitrano, si assiste in tal modo a tutto un susseguirsi di interpretazioni dei singoli temi, le quali, confrontandosi fra loro, tuttavia ben si ricompongono in un unicum di compiuta e integrata armonia ottico-visuale e di più interiori contenuti.
Nasce, dunque, da tutto ciò l’idea d’una grande mostra che consenta la contestuale esposizione delle triple scansioni d’ognuno dei prorompenti corpi eletti a fonte di esclusiva ispirazione. Una mostra che, articolando le avvolgenti dissertazioni pittoriche di Perricone e di Affronti (dal tipico rigore formale oscillante fra geometrica astrazione e permanenze nella figuratività) con la più solida riflessione scultorea di Vitrano, offrirebbe ai visitatori una caleidoscopica sinossi delle opere all’uopo realizzate e che, in definitiva, costituirebbe una valida occasione per un diretto raffronto fra tre diverse modalità di approccio artistico ad uno stessa tematica ispiratrice di (ancor oggi) assai stringente attualità.
Palermo, 2005
(Testo di presentazione per la prima mostra del gruppoerre)